Come proteggere i bambini dai rischi del melanoma

Pubblicato il da in News, salute.

Il meccanismo biologico definito ormesi si basa sul fatto che numerose sostanze che ingeriamo quotidianamente possiedono una valenza di tipo tossico e neurotossico, la cui assunzione a dosi inferiori ad una determinata soglia, definita da una particolare curva a forma di “U”, consente all’organismo umano di mettere in atto una serie di difese utili a liberare il corpo da scorie, detriti e a potenziare il livello immunitario di fronte ad infezioni e aggressioni esterne.

Per questa ragione, ad esempio, l’inserimento degli odiati broccoli all’interno della dieta viene ampiamente raccomandato, dato che la tipologia ortofrutticola in questione abbonda di neurotossine di tipo ormetico e che mangiare di tanto in tanto un bel piatto di spaghetti condito con i broccoli consente la piena attivazione di difese organiche che sarebbero altrimenti rimaste latenti e che si svegliano proprio durante il processo metabolico legato al contatto con la neurotossina in questione e al fatto che l’alimento non contenga il principio attivo, logicamente, in dosi tali da risultare letali o comunque dannose per l’organismo umano.

bambini e melanoma

Pur non trattandosi ovviamente di neurotossine o principi biologici in senso stretto, anche gli amati raggi del Sole svolgono sulla nostra epidermide un’azione piuttosto simile, risultando funzionali alla trasformazione della vitamina D in calcitriolo e favorendo la produzione di neurotrasmettitori associati a benessere e buonumore, ma comportando gravi rischi per la salute in caso l’esposizione risulti troppo intensiva e priva dei filtri artificiali che consentono alla pelle di non assorbire una quantità di raggi-Uv tale da favorire la comparsa di melanoma o altre forme di cancro alla pelle.

Se il problema risulta immediatamente evidente in età adulta e anticipato da quelle scottature che ci spingono in direzione di ombra e creme solari, sul versante legato ai bambini la situazione si complica a dismisura, dato che numerose ricerche hanno attestato come la comparsa di melanoma possa subire pericolose dilatazioni temporali e che la la naturale produzione di melanina confonde il quadro relativo alle scottature.

Il melanoma e i bambini

Analizzando i picchi di incidenza relativi al melanoma in Italia e osservando come i casi si fossero moltiplicati in modo esponenziale nel corso degli ultimi 55 anni, passando da un numero relativamente esiguo (pari a circa 1000 ogni anno) fino agli 11.300 attuali, numerosi ricercatori hanno infatti deciso di sottoporre a revisione critica la letteratura medica in materia e sposato al linea di pensiero che prevede il melanoma adolescenziale e adulto alla stregua del prodotto di errati comportamenti protratti in età infantile.

Benché l’incidenza del melanoma resti bassissima presso i bambini, è altamente probabile, cioè, che proprio durante le fasi dell’infanzia si pongano le radici per lo sviluppo del fenomeno durante gli anni successivi e che un’esposizione al Sole condotta in assenza di regole e adeguate protezioni possa aumentare a dismisura il rischio di contrarre la patologia durante le fasi seguenti della vita.

bambini mealanoma al sole

A fare insospettire i medici nostrani circa la natura del fenomeno è stato inoltre il repentino abbassamento dell’età media relativa alla prima diagnosi e l’aumento di incidenza presso i giovani della patologia: se all’inizio delle rilevazioni, nel 1970, l’età media dei pazienti affetti da melanoma era infatti piuttosto elevata e la quasi totalità dei soggetti colpiti si trovava collocato oltre al soglia dei cinquant’anni, oggi il rapporto si sta gradualmente invertendo, con circa il 20% dei pazienti compreso tra i 15 e i 39 anni, a fronte del misero 5% iniziale.

L’esplosione dei casi e il congiunto abbassamento della soglia di incidenza hanno dunque spinto ricercatori ed istituzioni sanitarie nostrane in direzione di una crescente attenzione rivolta alle corrette modalità di esposizione al sole per i bambini e a porre il sistema di protezione dai raggi già durante le primissime fasi della vita alla stregua dell’unica arma in grado di scongiurare pericoli successivi.

Come sottolineato dalla dottoressa Paola Queirolo, presidente dell’Imi (Integruppo melanoma italiano), recentemente intervistata da a Repubblica.it, i bambini rappresentano dunque una sorta di anello debole nella catena che conduce allo sviluppo del melanoma in età adulta, data la loro naturale propensione ad assorbire gran parte delle radiazioni Uv alle quali vengono sottoposti e dato che, la scarsa presenza di sintomi o problematiche in età infantile porta spesso l’universo genitoriale a credere di aver scampato il rischio e di poter procedere con’ulteriori sessioni di esposizione al Sole, condotte in assenza dei parametri di sicurezza fissati da tutte le istituzioni sanitarie del mondo.

A differenza di quanto accade sul versante adulto della questione, il fatto che i bambini piccoli possano non dare segni di scottature o di altre problematiche immediate derivanti dall’esposizione diretta ai raggi del sole non deve essere considerato come una sorta di “semaforo verde” per nuove esposizioni, dato che l’organismo infantile è in grado di immagazzinare ingenti quantità di mircoparticelle solari e che esiste la possibilità, più che concreta, che i danni possano insorgere ad anni di distanza dal loro assorbimento.

Cos’è il melanoma

Facendo un passo indietro e cercando di comprendere i pericoli di una malattia ormai diffusissima e condita da appelli prodotti da star e divi del cinema (l’ultimo in ordine cronologico, Hugh Jackman), il melanoma rappresenta la più diffusa patologia di cancro alla pelle, andando ad occupare quasi l’80% delle forme tumorali all’epidermide e l’unica che si pone in diretta correlazione di tipo casuale con l’esposizione diretta ai raggi del sole.

Agendo in modo diretto sulle cellule cutanee preposte alla produzione di melanina, le frequenze ultraviolette dei raggi del sole provocano infatti un’alterazione a livello genetico in grado di dare luogo a proliferazioni di tipo maligno, destinate in seguito a replicarsi secondo lo schema classico dei tumori e a crescere in modo continuo ed esponenziale all’interno dell’organismo umano. con conseguente rischio per la sopravvivenza del soggetto colpito.

proteggere i bambini dal melanoma

Per quanto le moderne terapie abbiano ormai abbattuto drasticamente i rischi di mortalità legati al melanoma ed aumentato l’aspettativa di vita dei soggetti colpiti fino a condurla alla soglia della “normalità”, la contrazione della suddetta patologia comporta ovviamente il ricorso a cure pesanti ed invasive e il carico di angoscia derivante dalla contrazione di una forma tumorale particolarmente soggetta e recidive e a ripresentarsi anche ad anni di distanza dalla sua prima comparsa.

Proprio in virtù di un lento percorso di alterazione genetica, può accadere, come premesso, che le cellule epidermiche infantili tendano ad assorbire radiazioni ultraviolette per anni, prima che la comparsa di un melanoma appaia in fase conclamata si manifesti ed occorre dunque tentare di minimizzare i rischi non sulla base di contingenze attuali (estremamente improbabili), quanto per garantire ai nostri figli quella prevenzione in grado di porli al riparo dai pericoli al trascorrere degli anni.

Come proteggere i bambini dai raggi Uv

Senza voler riprendere in questa sede gli ovvi consigli proposti da ogni telegiornale presente al mondo e ricordare come la presenza di creme solari e la mancata esposizione al sole durante le ormai celeberrime “ore più calde” risultino ovvie precondizioni alla salute del bambino a prescindere da melanomi vari, è invece doveroso osservare come l’intervento della Imi in materia porti in dote un carico di luoghi comuni da sfatare e di precauzioni da adottare non così evidenti.

Attraverso l’iniziativa “il sole per amico”, al via in 7 regioni italiane, i massimi esperti di melanoma in Italia vogliono ribadire le necessità di proteggere la pelle dei bambini attraverso precauzioni che esulano dal semplice strato di pelle sulle braccia o sulle gambine e rendere consapevoli e i genitori di fronte ai reali rischi dei raggi Uv.

rischio melanoma

In primo luogo, in caso di esposizione al sole durante periodi troppo caldi o in luoghi dove i raggi giungono in modo diretto, è necessario ricordare che il cotone e l’acqua non rappresentano due schermature contro gli ultravioletti ed è dunque necessario spalmare l’adeguata crema solare anche sotto la maglietta o mentre il bimbo si trova in fase di immersione, dato che, contrariamente a quanto si crede, le frequenze dei funesti raggi travalicano facilmente il sottile strato degli indumenti e si riflettono sula superficie acquifera andando così a colpire le zone del corpo che si trovano esposte durante le fasi di immersione ed emersione.

In secondo luogo, sarebbe opportuno evitare del tutto l’esposizione diretta ai raggi del sole per i bambini di età inferiore ai 12 mesi e prediligere sistemi di schermatura (sui passeggini o sulle “navicelle”) in grado di impedire il diretto contatto tra i raggi Uv e lo strato epidermico non ancora perfettamente formato, oppure limitare, qualora possibile, la suddetta esposizione a brevi fasi in cui si cerca di tenere il bimbo “in movimento” di modo da impedire la stasi degli ultravioletti sulla pelle.

Infine, un solenne monito rivolto a tutti coloro che ritengono la montagna un luogo sicuro e che si concedono vacanze rilassanti, lontano dalle spiagge, ritenendo che i rischi decrescano con il salire dell’altitudine: i raggi del sole risultano infatti funesti e tremendi in modo inversamente proporzionale al crescere della meta prescelta e la protezione solare deve necessariamente venire impiegata anche sui sentieri alpini o durante le lunghe escursioni tra i valichi nostrani.

Cercando di operare un’abile sintesi tra i dettami medici e quel proverbiale buon senso che consente di trasformare ogni regola in un beneficio, risulterà dunque possibile non solo prevenire colpi i calore e sudamina, ma anche risparmiare ai nostri bimbi il calvario legato ai rischi di un melanoma in età adolescenziale, andando a trasformare il Sole in un prezioso alleato del quel servirsi senza eccedere con le dosi, un po’ come abbiamo imparato a fare con gli odiati broccoli e con altre neurotossine di tipo ormetico.

(fonte emergeilfuturo.it)

Leave a Reply

  • (will not be published)

XHTML: You can use these tags: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>