L’unicità e la scontrosa piacevolezza del Greco di Tufo.

Pubblicato il da in enogastronomia, News.

Uno dei bianchi più amati dagli italiani nasce in un piccolo territorio dell’Irpinia ricco di zolfo, a ridosso di Avellino. Il Greco di Tufo fa penare moltissimo i produttori, è davvero un tipino difficile sia in vigneto che durante la vinificazione, ma il risultato finale nel bicchiere ripaga ampiamente dei sacrifici. La zona di produzione è molto ristretta, appena 800 ettari intorno a Tufo, paese dell’Irpinia, che prende nome dalla roccia vulcanica giallastra presente in grandi quantità sul territorio. Ottiene la docg nel luglio del 2003 e comprende otto comuni lungo la valle del fiume Sabato: Tufo, la zona di produzione originaria e quindi più antica, Chianche, Altavilla Irpina, Santa Paolina, Montefusco, Torrioni, Prata di Principato Ultra, Petruro Irpino.
Il suo nome “Greco” ci dichiara apertamente le origini geografiche e storiche, in principio era chiamato Aminea Gemina: Aristotele riteneva che il vitigno delle Aminee arrivasse dalla Tessaglia, terra di origine degli Aminei, popolo che colonizzò la costa napoletana ed impiantò questo pregiato vitigno sui pendii fertili del Vesuvio. Ne testimonia la remota presenza sul vulcano un affresco ritrovato nell’antica Pompei risalente al I secolo a.c., dove viene chiaramente nominato il vino “greco”. Plinio il Vecchio invece ne conferma il pregio scrivendo “ In verità il vino Greco era così pregiato che nei banchetti veniva versato una sola volta”. Nel corso del tempo, l’antico popolo ellenico si spinse verso l’interno della Campania e l’Aminea Gemina (gemina sta per gemella in quanto produceva numerosi grappoli doppi) raggiunse l’ Irpinia, zona notoriamente vocata per la produzione di vini di qualità, in questo areale infatti vi sono ben tre docg: fiano di Avellino, greco di Tufo e Taurasi.
Nell’Ottocento a Tufo furono scoperti ingenti giacimenti di zolfo, minerale ritenuto preziosissimo all’epoca, e velocemente questo diventò un polo industriale di notevole importanza,ma negli anni ’60 questo tipo di attività cadde in disgrazia e la produzione vitivinicola rimase l’unica fonte di guadagno per gli abitanti della zona. Il territorio di produzione è piuttosto diversificato sia per la natura del terreno, per le varie altitudini raggiunte che arrivano sino agli 800 mt. s.l.m., sia per l’esposizione solare.
Possiamo semplificare le differenze in due microzone, quelle a destra ed a sinistra del fiume Sabato. A destra c’è la zona che dà vini più interessanti, sia per la composizione del terreno ricco si di argille, come pure lo è la sponda sinistra del fiume, ma miste a ciottoli che svolgono una preziosa funzione drenante. Inoltre i terreni sono esposti a sud sud-est, particolare condizione che consente un completo raggiungimento della maturazione dei grappoli caratterizzati da acini compatti e con la buccia sottile che rende l’uva delicata ed esposta a muffe e marciumi.
Il grappolo è quindi poco vigoroso e richiede grande attenzione, ma anche in vinificazione il lavoro è duro, infatti già dalla prima pressatura tende facilmente alle ossidazioni dovute alla notevole presenza di catechine, tanto che raggiunge un colore quasi rossastro. La spinta acida è notevole e crea qualche difficoltà nel gestirla, ma oggi questo particolare è finalmente riconosciuto come un pregio e quindi non ci si preoccupa più di addomesticarlo. Il vino ottenuto è di notevole pregio, ha forte identità territoriale espressa nella marcata mineralità dovuta alla natura vulcanica del terreno ed alla presenza di zolfo identificata spesso in sentori di idrocarburi. Il sorso è piuttosto ricco, con acidità graffiante e decisa sapidità che lo rendono estremamente piacevole e capace di affrontare tempi lunghi in bottiglia, anche 20 anni senza grinze o defaiance.
Io lo preferisco in acciaio per godere in pieno della sua potente acidità che resta viva anche dopo molti anni dalla vendemmia e che bilancia la sua imponente struttura, quasi simile ad un rosso. Su tutti i piatti senza pomodoro, carni comprese.

(di Marina Alaimo in collaborazione con www.lucianopignataro.it )

Leave a Reply

  • (will not be published)

XHTML: You can use these tags: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>