Tutti contro la zanzara tigre, ma le vittime sono api e farfalle

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Sembra il classico caso in cui la toppa è peggiore del buco, sta di fatto che, di fronte all’invasione della zanzara tigre – l’insetto importato dal Sud-Est asiatico che nel giro di 15 anni ha colonizzato l’intera Penisola -, tra gli italiani sta dilagando un pericoloso fai-da-te: per combattere questo fastidioso animale che ha la malaugurata abitudine di pungere anche di giorno, contrariamente agli attacchi solo notturni della zanzara autoctona, si fa un ricorso sempre più generalizzato agli insetticidi, che vengono irrorati senza risparmio in giardini, balconi e davanzali.

La conseguenza è che non solo non si riesce a incidere in misura significativa sul loro numero – «sparare» agli individui adulti è sostanzialmente inutile – ma si finisce per danneggiare specie che andrebbero salvaguardate: api domestiche e selvatiche, lucciole, farfalle e poi gli animali che se ne nutrono, dagli uccelli ai ricci e ai toporagni. Per non parlare degli effetti sulla nostra salute, visto che molti insetticidi, se inalati, possono lasciare tracce nel sistema endocrino.

L’allarme viene dal Wwf dell’Emilia Romagna, una delle prime Regioni a essere stata colpita dalla zanzara tigre già nel 2004: «Oggi, a distanza di 12 anni, il bilancio è a dir poco deludente – dice il delegato, Enrico Ottolini -: la lotta alle larve è stata condotta in modo discontinuo e incompleto da parte di Comuni che hanno investito mezzi e risorse insufficienti, ma anche da parte di cittadini che si sono trovati di fronte a un impegno, cioè la gestione della lotta alla zanzara negli spazi privati, cui non hanno saputo o potuto assolvere». La conseguenza? «Lo scatenarsi della ricerca di soluzioni-scorciatoia, quale il ricorso a disinfestazioni periodiche sempre più frequenti da parte dei diretti interessati o di ditte private, con l’uso di insetticidi erogati con spruzzatori, pompe o cannoncini in giardini ed aree condominiali». Il problema però non è solo emiliano, come sottolinea il responsabile agricoltura e biodiversità di Wwf Italia, Franco Ferroni: «Ormai la zanzara tigre è presente in tutte le Regioni italiane e lo è anche ad altitudini dove fino a 4-5 anni fa era difficile trovarla, verso i 600 metri. Abbiamo avuto modo di verificarlo direttamente, sui monti Sibillini. In parte dipende anche dai cambiamenti climatici, per cui la quota dello zero termico d’inverno si è alzata. Quest’anno poi c’è una situazione particolarmente favorevole per la zanzara tigre: il mese di giugno è stato caldo e piovoso, condizioni ideali per la riproduzione». Ma allora come contrastare efficacemente gli insetti? «Bisogna intervenire quando sono ancora nella fase di uova o larvale, a tarda primavera, usando prodotti con principi attivi più efficaci e meno impattanti, che inibiscono la schiusa delle uova o uccidono le larve – aggiunge Ferroni – ma soprattutto occorre evitare qualsiasi ristagno d’acqua, nei sottovasi o in altri recipienti in giardino e nei balconi, perché è lì che le zanzare tigre si riproducono».

Del resto è così che l’insetto esotico è sbarcato in Italia, sguazzando nell’acqua che ristagnava in un carico di pneumatici su una nave attraccata a Genova nel 1990. Per tenerle lontane da noi una volta cresciute, valgono i soliti rimedi naturali: piante di geranio e lavanda sui davanzali di casa e oli repellenti da spalmare sulla pelle. Altrimenti la cura rischia di essere molto peggiore del male.

(fonte lastampa.it)

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